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TMW - Bucchioni: "Milan, Inter, Napoli e molte altre società in rivolta per il protocollo, no ai ritiri lunghi e alla quarantena"
15.05.2020 12:02

Scrive Enzo Bucchioni nel suo editoriale per Tuttomercatoweb.com: "Una riunione in videoconferenza delle società della Lega di serie A tenutasi ieri pomeriggio in sostanza per discutere sulla responsabilità dei medici in caso di nuovi contagi da Coronavirus, in realtà si è trasformata in una rivolta contro il protocollo del Comitato Tecnico scientifico approvato dalla Federcalcio. Lega contro Federcalcio, si torna al via come nel Monopoli e quindi alle belle abitudini. Inter, Milan, Napoli, società grosse, ma anche Atalanta, Sampdoria, Genoa, Cagliari e Verona fra quelle venute allo scoperto, ma sotto sotto dovrebbero essere di più, hanno detto chiaramente che così non solo non può ripartire il campionato, ma diventa inutile anche ricominciare la preparazione collettiva di lunedì prossimo. Il contendere è il famoso protocollo che sarebbe troppo restrittivo e per molti versi inattuabile e quindi inaccettabile. Ricordiamo che l’ultimo protocollo approvato dalla Federcalcio è il frutto di una lunga mediazione con il comitato scientifico che a sua volta aveva corretto in senso restrittivo delle norme iniziali proposte proprio della Figc. Ma cosa non piace a queste società? In sostanza le cose assolutamente da cambiare sarebbero tre. 1) I ritiri lunghi 2) I tamponi 3) Il ritorno in quarantena di tutta la squadra in caso di nuovo contagiato I perché della contestazione a questi punti sono un mix fra le spese giudicate elevate, troppo elevate, e una difficoltà nel garantire comunque un controllo sanitario efficace. Non piace quasi a nessuno (neppure ai calciatori), il maxi ritiro di almeno due settimane, la campana di vetro, che dovrebbe garantire di isolare tutto il gruppo, giocatori e staff, esaminarlo, controllarlo e sterilizzarlo. Tantissime società poi non hanno un centro sportivo con la foresteria, dovrebbero affittare un intero albergo con spostamenti in autobus da e per gli allenamenti, e comunque l’inevitabile contatto con personale alberghiero. Al di là dei costi (il gruppo è in media di una sessantina di persone), in questo modo non può essere garantita l’asetticità completa. Che si fanno tamponi anche ai camerieri e al personale? Agli autisti? Ma non si possono certamente isolare dalle loro famiglie anche tutte queste persone, rendendo inutile le precauzioni e alzando il rischio. Per quanto riguarda i tamponi diverse società non hanno la possibilità di far controllare il gruppo a tappeto e continuativamente, di questi tempi è difficile reperire centri diagnostici privati in grado di mettersi a disposizione per analisi continue con risposte rapide. E anche i costi sono notevoli. Terzo punto chiave è il discorso dell’eventuale nuovo contagiato che fermerebbe e manderebbe in quarantena tutta la squadra. Il rischio di ribloccare una stagione appena ripartita è altissimo. Su questo sono tutti d’accordo. Che fare? Della reazione negativa che potrebbe far saltare tutto, è stata immediatamente informata la Figc. Oggi dovrebbe esserci un nuovo vertice fra Lega e Gravina e poi con il comitato scientifico, ma la sensazione è che i margini di manovra siano molto stretti. A questo ci sono da aggiungere le contrarietà dei medici sportivi ad assumersi la completa responsabilità in caso di nuovi contagiati, l’attendismo inquieto dell’asso-calciatori che aspetta di capire per dire duramente la sua e non ultima la reazione rabbiosa dei tifosi organizzati che non vogliono questa ripartenza dello show con 33 mila morti e una pandemia ancora in atto. Dei tifosi (purtroppo), in questa fase il calcio può anche fregarsene, ma del resto no. Che succederà? La situazione è complessa e molto sulla ripartenza o meno del 13 giugno consiglieranno i dati scientifici dopo questa prima parziale riapertura, ma lo scenario è diverso rispetto a pochi giorni fa e fermarsi non sarebbe più lo stesso dramma paventato da Gravina e compagnia che come vedete, infatti, non usano più i toni catastrofistici, allarmistici e allarmati".

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