Calcio
MILAN - Modric: "Ho realizzato il sogno di giocare in Serie A e l'ho fatto nel miglior club italiano"
14.06.2026 23:38 di Redazione
aA

Luka Modric, centrocampista del Milan, impegnato al Mondiale con la sua Croazia, ha rilasciato un'intervista al podcast ideato e condotto dall’attore Giacomo Poretti registrato in occasione dell’evento “The Master & The Team: Luka Modric incontra l’eccellenza MOVA”. Tra i temi affrontati anche il suo primo anno in Serie A con la maglia rossonera: "Mi sento davvero bene, sono cresciuto seguendo il calcio italiano. L’Italia ha regalato al mondo del calcio alcuni dei calciatori più intelligenti come Totti, Pirlo, Baggio, Del Piero e altri ancora. I tifosi capiscono di calcio e apprezzano i giocatori tattici e tecnici. Ed è per questo che qui mi sento così bene, sono felice di aver realizzato il mio sogno di giocare in Italia in un giorno. È successo, e l’ho fatto nel miglior club in Italia, per me”

Sul talento e il duro lavoro: "Quando stavo crescendo, avevo un allenatore che ci ripeteva sempre che il talento conta per il 20% e il resto è duro lavoro e dedizione. Non so se le percentuali siano esattamente queste, ma quello che voleva dire è che il talento, ovviamente, è importante, ma se non lavori sodo, se non sei determinato, se non credi in te stesso e in tutte quelle cose che sono necessarie per avere successo nella vita, è difficile farcela solo col talento. Il talento è solo una parte; il resto, come ho detto, è duro lavoro e molte altre cose necessarie".

Sui primi ricordi con il pallone: "Da che ho memoria, sono sempre stato con il pallone. Mi piaceva averlo tra i piedi e calciarlo contro il muro, era una cosa semplice. Poi, verso i sei o sette anni, mio padre mi ha portato sul campo per fare piccoli esercizi tecnici, come controlli e palleggi. Ma la cosa più importante, che consiglierei a tutti i bambini, è semplicemente quella di calciare il pallone contro il muro."

L'avversario più difficile (Iniesta) e l'atmosfera nello spogliatoio: "Ce ne sono tanti, ma ai tempi del Madrid giocavamo spesso contro il Barcellona, quindi direi Iniesta. Era un giocatore che ammiravo e con cui adoravo competere, affrontarlo non era per niente facile. Nello spogliatoio mi piace creare un'atmosfera calma, un clima positivo e coeso. Per me è fondamentale che ci sia buona energia, calma e, allo stesso tempo, grande motivazione per aiutarsi a vicenda sul campo. Non parlo molto, preferisco osservare e capire il momento giusto per dire qualcosa, senza fare grandi discorsi. Ma se sento la necessità di intervenire per aiutare la squadra, lo faccio."

 

ULTIMISSIME CALCIO
TUTTE LE ULTIMISSIME
NOTIZIE SUCCESSIVE >>>
MILAN - Modric: "Ho realizzato il sogno di giocare in Serie A e l'ho fatto nel miglior club italiano"

di Redazione

14/06/2026 - 23:38

Luka Modric, centrocampista del Milan, impegnato al Mondiale con la sua Croazia, ha rilasciato un'intervista al podcast ideato e condotto dall’attore Giacomo Poretti registrato in occasione dell’evento “The Master & The Team: Luka Modric incontra l’eccellenza MOVA”. Tra i temi affrontati anche il suo primo anno in Serie A con la maglia rossonera: "Mi sento davvero bene, sono cresciuto seguendo il calcio italiano. L’Italia ha regalato al mondo del calcio alcuni dei calciatori più intelligenti come Totti, Pirlo, Baggio, Del Piero e altri ancora. I tifosi capiscono di calcio e apprezzano i giocatori tattici e tecnici. Ed è per questo che qui mi sento così bene, sono felice di aver realizzato il mio sogno di giocare in Italia in un giorno. È successo, e l’ho fatto nel miglior club in Italia, per me”

Sul talento e il duro lavoro: "Quando stavo crescendo, avevo un allenatore che ci ripeteva sempre che il talento conta per il 20% e il resto è duro lavoro e dedizione. Non so se le percentuali siano esattamente queste, ma quello che voleva dire è che il talento, ovviamente, è importante, ma se non lavori sodo, se non sei determinato, se non credi in te stesso e in tutte quelle cose che sono necessarie per avere successo nella vita, è difficile farcela solo col talento. Il talento è solo una parte; il resto, come ho detto, è duro lavoro e molte altre cose necessarie".

Sui primi ricordi con il pallone: "Da che ho memoria, sono sempre stato con il pallone. Mi piaceva averlo tra i piedi e calciarlo contro il muro, era una cosa semplice. Poi, verso i sei o sette anni, mio padre mi ha portato sul campo per fare piccoli esercizi tecnici, come controlli e palleggi. Ma la cosa più importante, che consiglierei a tutti i bambini, è semplicemente quella di calciare il pallone contro il muro."

L'avversario più difficile (Iniesta) e l'atmosfera nello spogliatoio: "Ce ne sono tanti, ma ai tempi del Madrid giocavamo spesso contro il Barcellona, quindi direi Iniesta. Era un giocatore che ammiravo e con cui adoravo competere, affrontarlo non era per niente facile. Nello spogliatoio mi piace creare un'atmosfera calma, un clima positivo e coeso. Per me è fondamentale che ci sia buona energia, calma e, allo stesso tempo, grande motivazione per aiutarsi a vicenda sul campo. Non parlo molto, preferisco osservare e capire il momento giusto per dire qualcosa, senza fare grandi discorsi. Ma se sento la necessità di intervenire per aiutare la squadra, lo faccio."