Luka Modric, centrocampista del Milan, impegnato al Mondiale con la sua Croazia, ha rilasciato un'intervista al podcast ideato e condotto dall’attore Giacomo Poretti registrato in occasione dell’evento “The Master & The Team: Luka Modric incontra l’eccellenza MOVA”. Tra i temi affrontati anche il suo primo anno in Serie A con la maglia rossonera: "Mi sento davvero bene, sono cresciuto seguendo il calcio italiano. L’Italia ha regalato al mondo del calcio alcuni dei calciatori più intelligenti come Totti, Pirlo, Baggio, Del Piero e altri ancora. I tifosi capiscono di calcio e apprezzano i giocatori tattici e tecnici. Ed è per questo che qui mi sento così bene, sono felice di aver realizzato il mio sogno di giocare in Italia in un giorno. È successo, e l’ho fatto nel miglior club in Italia, per me”
Sul talento e il duro lavoro: "Quando stavo crescendo, avevo un allenatore che ci ripeteva sempre che il talento conta per il 20% e il resto è duro lavoro e dedizione. Non so se le percentuali siano esattamente queste, ma quello che voleva dire è che il talento, ovviamente, è importante, ma se non lavori sodo, se non sei determinato, se non credi in te stesso e in tutte quelle cose che sono necessarie per avere successo nella vita, è difficile farcela solo col talento. Il talento è solo una parte; il resto, come ho detto, è duro lavoro e molte altre cose necessarie".
Sui primi ricordi con il pallone: "Da che ho memoria, sono sempre stato con il pallone. Mi piaceva averlo tra i piedi e calciarlo contro il muro, era una cosa semplice. Poi, verso i sei o sette anni, mio padre mi ha portato sul campo per fare piccoli esercizi tecnici, come controlli e palleggi. Ma la cosa più importante, che consiglierei a tutti i bambini, è semplicemente quella di calciare il pallone contro il muro."
L'avversario più difficile (Iniesta) e l'atmosfera nello spogliatoio: "Ce ne sono tanti, ma ai tempi del Madrid giocavamo spesso contro il Barcellona, quindi direi Iniesta. Era un giocatore che ammiravo e con cui adoravo competere, affrontarlo non era per niente facile. Nello spogliatoio mi piace creare un'atmosfera calma, un clima positivo e coeso. Per me è fondamentale che ci sia buona energia, calma e, allo stesso tempo, grande motivazione per aiutarsi a vicenda sul campo. Non parlo molto, preferisco osservare e capire il momento giusto per dire qualcosa, senza fare grandi discorsi. Ma se sento la necessità di intervenire per aiutare la squadra, lo faccio."
di Redazione
14/06/2026 - 23:38
Luka Modric, centrocampista del Milan, impegnato al Mondiale con la sua Croazia, ha rilasciato un'intervista al podcast ideato e condotto dall’attore Giacomo Poretti registrato in occasione dell’evento “The Master & The Team: Luka Modric incontra l’eccellenza MOVA”. Tra i temi affrontati anche il suo primo anno in Serie A con la maglia rossonera: "Mi sento davvero bene, sono cresciuto seguendo il calcio italiano. L’Italia ha regalato al mondo del calcio alcuni dei calciatori più intelligenti come Totti, Pirlo, Baggio, Del Piero e altri ancora. I tifosi capiscono di calcio e apprezzano i giocatori tattici e tecnici. Ed è per questo che qui mi sento così bene, sono felice di aver realizzato il mio sogno di giocare in Italia in un giorno. È successo, e l’ho fatto nel miglior club in Italia, per me”
Sul talento e il duro lavoro: "Quando stavo crescendo, avevo un allenatore che ci ripeteva sempre che il talento conta per il 20% e il resto è duro lavoro e dedizione. Non so se le percentuali siano esattamente queste, ma quello che voleva dire è che il talento, ovviamente, è importante, ma se non lavori sodo, se non sei determinato, se non credi in te stesso e in tutte quelle cose che sono necessarie per avere successo nella vita, è difficile farcela solo col talento. Il talento è solo una parte; il resto, come ho detto, è duro lavoro e molte altre cose necessarie".
Sui primi ricordi con il pallone: "Da che ho memoria, sono sempre stato con il pallone. Mi piaceva averlo tra i piedi e calciarlo contro il muro, era una cosa semplice. Poi, verso i sei o sette anni, mio padre mi ha portato sul campo per fare piccoli esercizi tecnici, come controlli e palleggi. Ma la cosa più importante, che consiglierei a tutti i bambini, è semplicemente quella di calciare il pallone contro il muro."
L'avversario più difficile (Iniesta) e l'atmosfera nello spogliatoio: "Ce ne sono tanti, ma ai tempi del Madrid giocavamo spesso contro il Barcellona, quindi direi Iniesta. Era un giocatore che ammiravo e con cui adoravo competere, affrontarlo non era per niente facile. Nello spogliatoio mi piace creare un'atmosfera calma, un clima positivo e coeso. Per me è fondamentale che ci sia buona energia, calma e, allo stesso tempo, grande motivazione per aiutarsi a vicenda sul campo. Non parlo molto, preferisco osservare e capire il momento giusto per dire qualcosa, senza fare grandi discorsi. Ma se sento la necessità di intervenire per aiutare la squadra, lo faccio."