Il Punto
CDS - Napoli, De Bruyne: "La gente ricama storie, non ho mai pensato di lasciare Napoli, Gabriel Jesus? Potrebbe aiutarci, Gol con il Genoa? Penso sia fifty-fifty, Allegri e Conte? Vi spiego le differenze"
27.08.2026 08:04 di Redazione
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NAPOLI - Kevin De Bruyne, centrocampista del Napoli, ha rilasciato un'intervista al Corriere dello Sport. Ecco un estratto.

Sa che il prossimo sarà il 200° gol della sua carriera?

"No, ma è bello scoprirlo. Gioco da 18 anni, tanto tempo, ma ovviamente fa piacere raggiungere questo traguardo".

Il numero 199 l’ha segnato sabato al Genoa. La famosa situazione-Vasquez: fallo o non fallo?

"Penso che sia fifty fifty, dipende da che angolazione la guardi: dalla mia, venivo da un lato e lui è venuto verso di me. Comunque la si voglia vedere, sono rimasto un po’ sorpreso ma fa parte del gioco. Le persone parlano tanto, a me non interessa".

Ha mai pensato di lasciare il Napoli durante l’estate?

"Mai. Mai detto questo. Il fatto è che quando dico qualcosa sono molto diretto, ma a volte alla gente non piace e ci ricama sopra tante storie. Tutta l’estate a parlare di “Kevin qua, Kevin là”. Non sapevano dove fossi e dove fosse la mia famiglia. Tengo molto alla mia privacy".

Cosa non ha funzionato con Conte?

"Succede, non è un grande problema: non puoi legare con tutti nella tua carriera e va bene così. Non sono l’unico, a volte le persone hanno visioni diverse del calcio. Tutto normale".

Torniamo al presente: ha già colto una differenza tra Allegri e Conte?

"Conte è molto rigido, più focalizzato sul rapporto professionale. Calcio, calcio, calcio. Pensa solo al calcio. Non c’è connessione personale con i giocatori. Allegri invece è un po’ più sciolto, più informale, e da quanto ho potuto vedere cura di più il legame personale. Ogni allenatore è diverso dall’altro e io ho lavorato con tanti allenatori diversi".

Si diverte ora?

"Mi divertivo anche l’anno scorso: voglio godermi la vita e gli ultimi anni di carriera. Se non mi divertissi, smetterei e sarei felice di fare cose diverse. Non gioco per soldi o per altro, ma solo perché voglio e perché mi diverte. È l’unico motivo. Eppure ascolto tante sciocchezze...".

Le piacciono il nuovo progetto e il nuovo allenatore?

"Sono arrivato da venti giorni ed è cambiato tutto, non voglio fare un’analisi in così poco tempo. Però direi che abbiamo cominciato bene e mi sento bene anche io, tanto che ho iniziato a giocare subito".

La squadra è forte?

"Sì, certo. Siamo arrivati secondi, quindi siamo forti. Abbiamo cambiato giusto un paio di uomini e ci conosciamo tutti".

Ha giocato per cinque anni con Gabriel Jesus al City: cosa potrebbe portare?

"Qualità. Qualità in attacco con la palla, nel gioco di sponda e nella manovra. Probabilmente è un profilo che non abbiamo, diverso rispetto a Rasmus o Lorenzo. Se arrivasse, potrebbe aiutarci. Anche con l’esperienza: sa come si vince. È importante, vedremo cosa accadrà".

L’ha sentito?

"No, non mi ha chiamato".

Il Napoli può ambire allo scudetto?

"Credo di sì, ma se guardo la rosa e gli acquisti credo che l’Inter sia la prima favorita. Noi siamo lì con le solite sei o sette squadre, tutte vicine in ordine sparso. Credo che alcuni club investano un po’ più di noi, quindi sarà di nuovo una corsa difficile".

Oggi c’è il sorteggio Champions: le piacerebbe tornare a Manchester a sfidare il City?

"No, non mi piace giocare contro di loro. Il City sarà sempre la mia squadra, è normale, ci sono stato per dieci anni. Il percorso, la scalata e le vittorie non cambieranno mai: andar lì da avversario è una cosa che non mi è piaciuta".

Il 5 settembre c’è Inter-Napoli con KDB, Stones e Akanji: i vecchi tempi del mitico City.

"Conosco John e Manu molto bene: li vedo in vacanza e le nostre famiglie si frequentano. Sarà bello rivederli, credo siano felici e la cosa più importante".

Domenica, invece, c’è Napoli-Como. Sfida Champions?

"La giochiamo entrambi e direi proprio di sì, anche se siamo solo all’inizio. Sarà una partita difficile".

Le piace Nico Paz?

"Oh, sì. Ottimo giocatore".

E Vergara? È una speranza dell’Italia.

"Sì, ma bisogna dargli tempo: quando sono arrivato pensavo che avesse 18 anni ma ne aveva 23. In Belgio e in Inghilterra sei già titolare a 17 o 18 anni, ma qui c’è un’altra filosofia: questa sarà la sua prima stagione intera con la squadra. Antonio deve solo crescere con continuità, tutti i giorni, e giocare, giocare, giocare. Sta facendo davvero bene, ci aiuterà tanto".

Esiste un erede di De Bruyne?

"Forse mio figlio? No, non lo so, non credo. Ognuno ha diverse doti fisiche, tecniche e una propria personalità, e pur pensando a tanti bravi giocatori è molto difficile indicare un erede".

E nella vita?

"È lo stesso. Quando decideremo che sarà finita, magari tra uno, due o tre anni, potrò viaggiare e sciare, giocare a golf e stare con i bambini. Al City ho preso la licenza Uefa A e B e mia moglie mi dice: sarai un buon allenatore. Quando smetterò le ho detto che per uno o due anni non farò nulla, e comunque non penso di voler allenare. Forse lavorerò nel calcio, ma nel management. Mi piace anche il business".

Cosa vorrebbe nella stagione del Centenario?

"Vincere. Vincere ogni partita. Ma non ha senso dire che proveremo a conquistare lo scudetto o cose del genere. Quando sei giovane dici che vuoi fare questo e quello, ma io sono troppo vecchio per queste cose. Pensiamo alla prossima e poi ci si rilassa".

Il Napoli aspira a crescere in Europa.

"Inutile dire che vinceremo la Champions, rispetto a molte squadre non siamo minimamente favoriti: la cosa più importante è superare la fase a gironi e poi si vedrà. Ovviamente l’anno scorso non abbiamo fatto bene".

Cosa le rimane del suo primo anno italiano?

"Ho iniziato bene, ma l’infortunio ha rovinato l’intera stagione: rientrare a marzo e recuperare il ritmo quando tutti sono al top della forma è dura. Quando mi sono fermato eravamo primi e stavo giocando bene, ma se perdi cinque mesi cosa puoi dire?".

Cosa vede nel suo futuro?

"A volte pensi di smettere oppure di giocare altri cinque anni. A 35 anni puoi valutare di stagione in stagione a seconda di come ti senti e delle sensazioni. Per me è importante divertirmi, stare bene e che la mia famiglia sia felice".

Sarà il suo ultimo atto con il Napoli?

"Dipende. Per ora ho un’opzione per un altro anno e non c’è fretta di parlarne. Come ho detto, voglio essere felice, la mia famiglia deve essere felice e il club deve essere felice. Vedremo a marzo o giù di lì".

Ha sentito Lukaku?

"Abbiamo parlato al Mondiale, non da quando è partito. È business, lavoro, a volte bisogna capire le situazioni".

Dopo sedici anni e quattro Mondiali lascerà la nazionale belga?

"No, non credo, ma se giocherò sarà al massimo per un altro paio d’anni. Ho sentito il nuovo ct, ne parleremo: se mi vogliono ancora, mi metterò a disposizione per aiutare la squadra a crescere. Ma il mio ruolo cambierà: ho trascinato il Belgio per sedici o quattordici anni, credo sia giunto il momento di dare un contributo diverso. E poi, potrò dire lentamente grazie".

Le piace vivere a Napoli?

"A volte. Ma a volte mi manca la privacy. È così e devi conviverci. Ci sono cose bellissime, c’è vita e la gente è molto simpatica. Ma in certi casi è molto difficile uscire e io ho una famiglia e devo fare una serie di cose. Aspetti positivi e meno, come in ogni posto in cui vivi".

Ha trovato il suo posto napoletano del cuore?

"Amo la mia casa. Il mare è vicino e durante l’anno vado in spiaggia. Faccio molte passeggiate. E poi ho tre figli: quindi scuola, calcio, cavallo, ginnastica. Faccio il tassista. E quando la famiglia torna a casa, giochiamo. Mi piace fare il padre".

Il popolo ha apprezzato il suo saluto in napoletano al Centenario. Lo parla bene.

"Per niente! È dura anche parlare in italiano: ci provo con i ragazzi e faccio tanti errori. Però un po’ lo capisco. Nelle riunioni comprendo la maggior parte delle cose".

Sta studiando la nostra lingua?

"No. È difficile: ho una famiglia, tre figli e tante cose da fare. L’anno scorso, poi, sono stato fuori quattro mesi per recuperare e sono successe molte cose".

Ha mai pensato al ritiro dopo l’infortunio?

"No, in quel momento no. Ma a volte ci penso. Penso al mio futuro, ai miei figli che non sono più piccolissimi e a quale sia la decisione migliore da prendere per il futuro. Tutto normale in questa fase della mia carriera".

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di Redazione

27/08/2026 - 08:04

NAPOLI - Kevin De Bruyne, centrocampista del Napoli, ha rilasciato un'intervista al Corriere dello Sport. Ecco un estratto.

Sa che il prossimo sarà il 200° gol della sua carriera?

"No, ma è bello scoprirlo. Gioco da 18 anni, tanto tempo, ma ovviamente fa piacere raggiungere questo traguardo".

Il numero 199 l’ha segnato sabato al Genoa. La famosa situazione-Vasquez: fallo o non fallo?

"Penso che sia fifty fifty, dipende da che angolazione la guardi: dalla mia, venivo da un lato e lui è venuto verso di me. Comunque la si voglia vedere, sono rimasto un po’ sorpreso ma fa parte del gioco. Le persone parlano tanto, a me non interessa".

Ha mai pensato di lasciare il Napoli durante l’estate?

"Mai. Mai detto questo. Il fatto è che quando dico qualcosa sono molto diretto, ma a volte alla gente non piace e ci ricama sopra tante storie. Tutta l’estate a parlare di “Kevin qua, Kevin là”. Non sapevano dove fossi e dove fosse la mia famiglia. Tengo molto alla mia privacy".

Cosa non ha funzionato con Conte?

"Succede, non è un grande problema: non puoi legare con tutti nella tua carriera e va bene così. Non sono l’unico, a volte le persone hanno visioni diverse del calcio. Tutto normale".

Torniamo al presente: ha già colto una differenza tra Allegri e Conte?

"Conte è molto rigido, più focalizzato sul rapporto professionale. Calcio, calcio, calcio. Pensa solo al calcio. Non c’è connessione personale con i giocatori. Allegri invece è un po’ più sciolto, più informale, e da quanto ho potuto vedere cura di più il legame personale. Ogni allenatore è diverso dall’altro e io ho lavorato con tanti allenatori diversi".

Si diverte ora?

"Mi divertivo anche l’anno scorso: voglio godermi la vita e gli ultimi anni di carriera. Se non mi divertissi, smetterei e sarei felice di fare cose diverse. Non gioco per soldi o per altro, ma solo perché voglio e perché mi diverte. È l’unico motivo. Eppure ascolto tante sciocchezze...".

Le piacciono il nuovo progetto e il nuovo allenatore?

"Sono arrivato da venti giorni ed è cambiato tutto, non voglio fare un’analisi in così poco tempo. Però direi che abbiamo cominciato bene e mi sento bene anche io, tanto che ho iniziato a giocare subito".

La squadra è forte?

"Sì, certo. Siamo arrivati secondi, quindi siamo forti. Abbiamo cambiato giusto un paio di uomini e ci conosciamo tutti".

Ha giocato per cinque anni con Gabriel Jesus al City: cosa potrebbe portare?

"Qualità. Qualità in attacco con la palla, nel gioco di sponda e nella manovra. Probabilmente è un profilo che non abbiamo, diverso rispetto a Rasmus o Lorenzo. Se arrivasse, potrebbe aiutarci. Anche con l’esperienza: sa come si vince. È importante, vedremo cosa accadrà".

L’ha sentito?

"No, non mi ha chiamato".

Il Napoli può ambire allo scudetto?

"Credo di sì, ma se guardo la rosa e gli acquisti credo che l’Inter sia la prima favorita. Noi siamo lì con le solite sei o sette squadre, tutte vicine in ordine sparso. Credo che alcuni club investano un po’ più di noi, quindi sarà di nuovo una corsa difficile".

Oggi c’è il sorteggio Champions: le piacerebbe tornare a Manchester a sfidare il City?

"No, non mi piace giocare contro di loro. Il City sarà sempre la mia squadra, è normale, ci sono stato per dieci anni. Il percorso, la scalata e le vittorie non cambieranno mai: andar lì da avversario è una cosa che non mi è piaciuta".

Il 5 settembre c’è Inter-Napoli con KDB, Stones e Akanji: i vecchi tempi del mitico City.

"Conosco John e Manu molto bene: li vedo in vacanza e le nostre famiglie si frequentano. Sarà bello rivederli, credo siano felici e la cosa più importante".

Domenica, invece, c’è Napoli-Como. Sfida Champions?

"La giochiamo entrambi e direi proprio di sì, anche se siamo solo all’inizio. Sarà una partita difficile".

Le piace Nico Paz?

"Oh, sì. Ottimo giocatore".

E Vergara? È una speranza dell’Italia.

"Sì, ma bisogna dargli tempo: quando sono arrivato pensavo che avesse 18 anni ma ne aveva 23. In Belgio e in Inghilterra sei già titolare a 17 o 18 anni, ma qui c’è un’altra filosofia: questa sarà la sua prima stagione intera con la squadra. Antonio deve solo crescere con continuità, tutti i giorni, e giocare, giocare, giocare. Sta facendo davvero bene, ci aiuterà tanto".

Esiste un erede di De Bruyne?

"Forse mio figlio? No, non lo so, non credo. Ognuno ha diverse doti fisiche, tecniche e una propria personalità, e pur pensando a tanti bravi giocatori è molto difficile indicare un erede".

E nella vita?

"È lo stesso. Quando decideremo che sarà finita, magari tra uno, due o tre anni, potrò viaggiare e sciare, giocare a golf e stare con i bambini. Al City ho preso la licenza Uefa A e B e mia moglie mi dice: sarai un buon allenatore. Quando smetterò le ho detto che per uno o due anni non farò nulla, e comunque non penso di voler allenare. Forse lavorerò nel calcio, ma nel management. Mi piace anche il business".

Cosa vorrebbe nella stagione del Centenario?

"Vincere. Vincere ogni partita. Ma non ha senso dire che proveremo a conquistare lo scudetto o cose del genere. Quando sei giovane dici che vuoi fare questo e quello, ma io sono troppo vecchio per queste cose. Pensiamo alla prossima e poi ci si rilassa".

Il Napoli aspira a crescere in Europa.

"Inutile dire che vinceremo la Champions, rispetto a molte squadre non siamo minimamente favoriti: la cosa più importante è superare la fase a gironi e poi si vedrà. Ovviamente l’anno scorso non abbiamo fatto bene".

Cosa le rimane del suo primo anno italiano?

"Ho iniziato bene, ma l’infortunio ha rovinato l’intera stagione: rientrare a marzo e recuperare il ritmo quando tutti sono al top della forma è dura. Quando mi sono fermato eravamo primi e stavo giocando bene, ma se perdi cinque mesi cosa puoi dire?".

Cosa vede nel suo futuro?

"A volte pensi di smettere oppure di giocare altri cinque anni. A 35 anni puoi valutare di stagione in stagione a seconda di come ti senti e delle sensazioni. Per me è importante divertirmi, stare bene e che la mia famiglia sia felice".

Sarà il suo ultimo atto con il Napoli?

"Dipende. Per ora ho un’opzione per un altro anno e non c’è fretta di parlarne. Come ho detto, voglio essere felice, la mia famiglia deve essere felice e il club deve essere felice. Vedremo a marzo o giù di lì".

Ha sentito Lukaku?

"Abbiamo parlato al Mondiale, non da quando è partito. È business, lavoro, a volte bisogna capire le situazioni".

Dopo sedici anni e quattro Mondiali lascerà la nazionale belga?

"No, non credo, ma se giocherò sarà al massimo per un altro paio d’anni. Ho sentito il nuovo ct, ne parleremo: se mi vogliono ancora, mi metterò a disposizione per aiutare la squadra a crescere. Ma il mio ruolo cambierà: ho trascinato il Belgio per sedici o quattordici anni, credo sia giunto il momento di dare un contributo diverso. E poi, potrò dire lentamente grazie".

Le piace vivere a Napoli?

"A volte. Ma a volte mi manca la privacy. È così e devi conviverci. Ci sono cose bellissime, c’è vita e la gente è molto simpatica. Ma in certi casi è molto difficile uscire e io ho una famiglia e devo fare una serie di cose. Aspetti positivi e meno, come in ogni posto in cui vivi".

Ha trovato il suo posto napoletano del cuore?

"Amo la mia casa. Il mare è vicino e durante l’anno vado in spiaggia. Faccio molte passeggiate. E poi ho tre figli: quindi scuola, calcio, cavallo, ginnastica. Faccio il tassista. E quando la famiglia torna a casa, giochiamo. Mi piace fare il padre".

Il popolo ha apprezzato il suo saluto in napoletano al Centenario. Lo parla bene.

"Per niente! È dura anche parlare in italiano: ci provo con i ragazzi e faccio tanti errori. Però un po’ lo capisco. Nelle riunioni comprendo la maggior parte delle cose".

Sta studiando la nostra lingua?

"No. È difficile: ho una famiglia, tre figli e tante cose da fare. L’anno scorso, poi, sono stato fuori quattro mesi per recuperare e sono successe molte cose".

Ha mai pensato al ritiro dopo l’infortunio?

"No, in quel momento no. Ma a volte ci penso. Penso al mio futuro, ai miei figli che non sono più piccolissimi e a quale sia la decisione migliore da prendere per il futuro. Tutto normale in questa fase della mia carriera".